C’è bisogno di gentilezza

Ringrazio quando sulle strisce la macchina si ferma per farmi attraversare. Faccio un cenno con la mano e poi penso, “ma davvero?”. Quando abbiamo cominciato a ringraziare la gente per non averci investito?

Resto con la faccia basita quando le persone mi vengono addosso e non mi chiedono scusa, quando sono diventata invisibile?

La metro, le scale mobili, i tornelli, sono tutto uno schiacciare, spingere, strattonare, limonare quello che ti sta attaccato dietro solo perché ti sta attaccato. Quando ci siamo dimenticati dell’ingombro delle persone? Dello spazio vitale, di non superare la riga gialla?

Permesso, scusa due parole che si sentono così poco. Io per prima mi sono trovata a passare in mezzo alle persone sperando che non se ne accorgessero, perché? Adesso grido “permesso” e un po’ mi viene da ridere.

Sto per dirlo, sto per dirlo signori miei che un po’ di colpa, per me, l’ha il maledetto cellulare, che ha annullato le distanze e la fisicità. Avevo giurato di non diventare una di quelle vecchine che si lamentano della modernità, ma se la modernità vuol dire tenere la faccia dentro uno schermo e non curarsi del resto allora sarò una vecchina che brontola.

Sto per dire anche che c’è bisogno di azioni e pensieri gentili, come quelle che son scritte qui, una al giorno.