Di cosa ho parlato a pranzo

Domitilla fa quasi ogni giorno una lista di cose di cui parla a pranzo. Così le ho letto Paul Aster, un pezzetto di Diario d’inverno, in cui fa una lista (e diverse liste dentro la lista):

il tuo corpo che sale e scende le scale, il tuo corpo che nuota in stagni, laghi, fiumi e oceani, il tuo corpo che arranca per campi fangosi, il tuo corpo steso tra l’erba alta di prati dove non c’è nessuno, il tuo corpo che passeggia sulle vie di città, il tuo corpo che si inerpica su colline e montagne, il tuo corpo seduto sulle sedie, sdraiato sui letti, disteso sulle spiagge, in bicicletta su strade di campagna, che cammina nelle foreste, nei pascoli e nei deserti, che corre sulle piste di cenere, che salta sui parquet di quercia, in piedi nelle docce, che fa bagni caldi, seduto sul water, in attesa in aeroporti e stazioni ferroviarie, mentre corre su e giú negli ascensori, si contorce sui sedili di automobili e autobus, cammina senza ombrello sotto gli acquazzoni, siede nelle aule scolastiche, scartabella nelle librerie e nei negozi di dischi (che riposino in pace), seduto nei teatri, nei cinema, nelle sale da conferenza e da concerto, mentre balla con ragazze nelle palestre delle scuole, pagaia sui fiumi in canoa, rema in barca sui laghi, mangia ai tavoli delle cucine, mangia ai tavoli delle tavole calde, mangia nei ristoranti, fa acquisti ai grandi magazzini, nei negozi di elettrodomestici, di mobili, di scarpe, di ferramenta, di alimentari e di abbigliamento, mentre è in coda per ritirare passaporti e patenti, appoggiato allo schienale delle sedie, con i piedi sui tavoli e sulle scrivanie mentre tu scrivi nei taccuini, chino sulle macchine da scrivere, mentre cammina senza cappello nelle tormente di neve, mentre entra in chiese e sinagoghe, si veste e si sveste in camere da letto o d’albergo e spogliatoi, è in piedi su scale mobili, è sdraiato su letti d’ospedale, è seduto sui lettini di ambulatori medici, è seduto su sedie da barbiere e da dentista, fa le capriole sull’erba, fa la verticale sull’erba, si tuffa in piscina, attraversa lentamente i musei, palleggia sul campetto da basket, lancia palle da baseball e da football nei parchi pubblici, prova le diverse sensazioni di camminare su pavimenti di legno, di cemento, di piastrelle e di pietra, le diverse sensazioni di mettere i piedi sulla sabbia, sulla terra e sull’erba, ma soprattutto la sensazione dei marciapiedi, perché ogni volta che ti fermi a pensare a chi sei, ti vedi così: come un uomo che cammina, un uomo che ha passato la vita attraversando a piedi le città.

Paul Auster

E per un po’ senza accorgercene abbiamo continuato a chiacchierare raccontandoci liste di cose. Per poi fermarci a pensare e vederci così, attraversando a piedi le città.