Fare pace

Certe volte si deve far pace con le cose che ci succedono. Anche quando non ci piacciono.

Possiamo far finta di non vederle, comportarci come se non esistono. Ma c’è sempre un momento in cui vengono a chiederci il conto.

Io con l’endometriosi ho fatto così. Avevo 21 anni quando ho cominciato a stare male. Avevo 21 anni quando ho cominciato a vagare da un medico a un altro sentendomi dire che era tutto nella mia testa. La cosa che mi ripeto più spesso adesso, visita dopo visita è che non sono pazza. Lo dimostra la mia endometriosi che saluta tutti da risonanze magnetiche con contrasto, clisma opachi, analisi del sangue, ecografie. Ma fino a prima dell’intervento ho fatto finta che non esistesse. Non ci sei, non sono malata. Con tutto che i sintomi si fanno sentire eccome.

Nel 2015 si sono fatti sentire che non stavo più in piedi, né seduta, né sdraiata, non stavo più e basta. Così son finita in lista d’attesa per operarmi. E quando mi sono ripresa dall’intervento ho capito che difficilmente ci saremo separate, ci ho fatto pace. Infatti è ancora lì dove l’avevo lasciata.

La parte più difficile quando si ha una malattia cronica è che anche chi ti sta accanto ci faccia pace. No, non guarirò. Sì ci saranno giornate buone. Non è quello che volevo, ma è quello che ho. Allora ho cominciato a raccontarla la malattia, a dire ad alta voce che ce l’ho. Ad ammettere che certi giorni e certi regali che questa malattia mi stanno scomodi, anzi mi fanno proprio incazzare. A non sentirmi in colpa perché e quando sto male.

La notizia che la malattia esiste significa che siamo responsabili della cura non che siamo colpevoli della malattia – Nicoletta Cinotti

Che poi la cosa peggiore non è il dolore in sé, ma sono il ritardo nella diagnosi, le cure sbagliate, la difficoltà del mondo nel vedere una donna prima che una potenziale madre. Ma anche con queste cose bisogna farci pace ed è più facile se lo si sa, se se ne parla. Tutte. Tutti.

La migliore definizione di salute, in tutti questi anni, l’ho sentita attribuire a Wilhelm Reich, il padre della psicoterapia corporea. Reich affermava che la salute non è l’assenza di malattia: è normale ammalarsi. Sappiamo che prima o poi accadrà perché fa parte del nostro essere umani. La salute è piuttosto indicata da quanto tempo ci mettiamo a guarire. Perché questa è una indicazione della nostra vitalità – Nicoletta Cinotti