L’anzianità che avanza

Scrivo, mi dimentico cosa scrivo e finisco a chiedermi se l’ho scritto io. Se non prendo appunti mi dimentico quello che ho pensato mentre lo sto pensando.

La gente della mia età non sta bene o se sta bene ha i genitori che non stanno bene. Siamo spesso stanchi, ma facciamo cose, solo che pensiamo ancora di poterne fare di più.

L’hangover poi lo sentiamo tutto, per giorni e continuiamo a ripeterci che non ci conceremo così mai più. E invece ci riproviamo sempre.

Ciclicamente a turno ripeto il mio bollettino medico ad amici e parenti, alle volte mi annoio da sola. Dovrei farci un canale, ho detto una volta, qualcuno mi ha preso sul serio. Magari un giorno lo farò davvero.

C’è solo una persona che rassicuro spesso ed è mia sorella. Ha paura che da un momento all’altro diventi saggia e compita. Che smetta di ballare all’improvviso, di mangiare dalla pentola, di usare due calzini diversi perché hanno divorziato senza dirmelo, di svegliarmi la mattina e di voler tornare a dormire.

Cambia tutto dopo una certa. Tranne le certezze che fanno di noi noi.