Mangia la paura e scrivi

C’è che puoi scrivere di tutto. Basta averne voglia. Ti dai un tema e parti coi ricordi o col presente o col vicino o con “una mia amica mi ha detto”.

A fermarti c’è solo la paura di esporsi. Esporsi poco. Esporsi troppo. Ma se la guardi da vicino è sempre e solo paura.

Ora puoi scegliere se restare aggrappat@ alla paura o darle da mangiare. Io nel dubbio al digiuno scelgo sempre mangiare. Che la mia vita per metà almeno me la ricordo attorno a un tavolo apparecchiato mentre si mangia. E ancora adesso se voglio festeggiare qualcosa, qualsiasi cosa, ti invito a cena.

Allora quando Enrica Tesio, un sabato mattina, ha detto a un nutrito gruppo di groupie, di pensare a una spirale, e pensarla come fatta di tanti momenti unici, io ho pensato al cibo. A com’è cambiato lui e a come sono cambiata io. E ho scritto questo.

Il latte
Ero in fasce e l’asma e la cacca, la mia che sa di tutte le cacche del mondo: tutte insieme. La pediatra che dice che vado svezzata che il latte lo devo dimenticare.

Ecco lì io capisco che c’è sempre un modo di sopravvivere alla merda.

Lo sformato di carciofi
Avevo sei anni all’incirca, voce in capitolo poca, un’idea sui miei gusti che tenevo per me.

Per cena c’era lo sformato di carciofi, “non lo voglio” dissi, “non mi piace”. “Mangialo” e dopo qualche boccone lo vomitai.

È stato allora che ho capito invece che una cosa che ti fa male trova sempre una via d’uscita.

La pasta cruda e l’alba e nonna, il pigiama corto, i piedi scalzi, il caldo e la mano veloce. Lei impasta e io rubo, lei mi sgrida – ma per finta – io rubo. Lei mi guarda, io rubo.

È stato lì che ho capito che i momenti, quelli belli, te li devi prendere e vale anche rubare.

La pasta al tonno
L’università, l’assenza di pecunia e la presenza dei sogni. La fame a tutte le ore, il frigo vuoto, gli amici a casa. L’esame da dare, i capelli sporchi, che puoi anche non lavarli fino all’esame, ma non puoi digiunare. I traguardi vanno alimentati e anche io, ecco cos’ho capito e quando non sai cosa cucinare la risposta è ancora e per sempre pasta col tonno.

L’avocado ma senza toast, che i grassi li vogliamo solo sani e il glutine non lo vogliamo e basta perché siamo sensibili. Quel momento in cui il sapore della vita lo so riconoscere, e ho intuito che mi devo volere bene: l’olio va meglio sulla pelle che nel piatto.

 

 

[Immagine pastelpad]