Scrivere incomincia nel corpo

C’è che sto leggendo Paul Aster da tre mesi praticamente. C’è che in Diario d’inverno ci ho trovato tante liste. Diario d’inverno racconta del corpo, di come cambia, di quello che ricorda, di quel che resta. C’è che dice a un certo punto che bisogna morire amabili (se si può) e me lo voglio ricordare.

Ma più di tutto c’è questo passaggio sullo scrivere che mi ha fatto pensare a lui come a un amico. Uno di quelli silenziosi che mi accompagna nelle mie lunghe passeggiate. Lo ripeto sempre che scrivere è prima di tutto un’attività fisica. Lui lo dice bene: scrivere incomincia nel corpo.

Per fare quello che fai hai bisogno di camminare. È camminare che ti porta le parole, che ti permette di sentire il ritmo delle parole mentre le scrivi nella tua mente. Un piede avanti, poi l’altro piede, il doppio battito di tamburo del tuo cuore. Due occhi, due orecchie, due braccia, due gambe, due piedi. Questo, e poi quello. Quello, e poi questo. Scrivere incomincia nel corpo, è la musica del corpo, e anche se le parole hanno significato, possono a volte avere significato, è nella musica delle parole che i significati hanno inizio. Siedi alla tua scrivania per scrivere le parole, ma nella mente stai ancora camminando, sempre camminando, e quello che senti è il ritmo del tuo cuore, il battito del tuo cuore.