Fare spazio al silenzio

Quanto ti fa paura il silenzio? Tempo fa avrei risposto molto. Adesso no. Anzi il silenzio è una condizione che cerco spesso. È il mio modo di fare spazio dentro di me, di accogliere gli altri, di dirmi che va tutto bene.

In soli due o tre secondi di respiro consapevole possiamo renderci conto che siamo vivi, che stiamo inspirando. Siamo qui. Esistiamo.

Ci sono un paio di cose che mi piacciono particolarmente del silenzio:

Raramente offriamo a noi stessi il tempo e lo spazio per chiederci: «Sto facendo ciò che più desidero fare con la mia vita? So almeno che cos’è?». Il rumore nella nostra testa e tutt’intorno a noi sovrasta la «quieta vocina» interiore. Siamo così impegnati a fare «qualcosa» che raramente ci prendiamo un istante per osservare in profondità e interpellare i nostri più intimi desideri.

Ascoltare col corpo

C’è una cosa su cui non avevo mai riflettuto ed è che silenzio e rumore si possono ascoltare con ogni parte del corpo. Ancora una volta è il corpo a parlare prima della bocca. Nel silenzio proiettiamo ciò che siamo davvero, senza barriere.

Noi siamo i nostri pensieri, ma allo stesso tempo siamo ben più dei soli nostri pensieri. Siamo anche i nostri sentimenti, le nostre percezioni, la nostra saggezza, felicità e amore. Quando sappiamo di essere più dei nostri pensieri possiamo decidere di non consentire al nostro pensare di assumere il controllo e dominarci. Consapevolezza significa reclamare l’attenzione.

Possiamo cambiare espressione. Possiamo cambiare postura. Possiamo dire col corpo.

Imparare a nutrirsi

Stare in silenzio è come fare le pulizie degli armadi serve a fare spazio, a lasciar andare. Se siamo bravi in quello spazio ci si possono accomodare gli altri. Senza spazio non possiamo aiutare gli altri, creare legami profondi, stabilire un rapporto di scambio.

Gioia e felicità possono essere smisurate anche in solitudine, talmente profonde da donarti una maggiore capacità di condividere. Se hai profonda gioia e felicità, sviluppate in solitudine, hai molto da dare. Senza la capacità di stare solo ti esaurisci sempre più. E quando non hai abbastanza nutrimento per te stesso non hai molto da offrire agli altri. Ecco perché è importante imparare a vivere in solitudine.
Per legarti davvero al mondo devi prima tornare a collegarti con te stesso.

È più facile di quel che sembra

Trovare un momento per te senza dirtelo, al risveglio, a colazione, in macchina o mentre passeggi, un momento senza stimoli, fatto di soli respiri è più facile di quel che sembra. Non serve dirti “sto meditando”.

Camminare è un modo magnifico di sgombrare la mente senza tentare di sgombrarla.

Starsene seduti anche.

Quando ti svegli al mattino, mentre sei ancora a letto, puoi iniziare la giornata con un respiro consapevole. Prendi quel momento, innanzitutto, per seguire il tuo inspirare ed espirare e sii consapevole del fatto che hai ventiquattro ore nuove di zecca da vivere. Questo è un dono della vita.

Il silenzio asciuga

Il silenzio fa emergere le emozioni e toglie le parole, sceglie con cura come manifestarsi.

Nel silenzio torni in contatto con il sé, ti rendi conto di cosa succede nel tuo corpo, nei tuoi sentimenti, nelle tue emozioni e nelle tue percezioni. Magari trovi una nuova via d’uscita dal caos.

La semplice pratica di stare seduti in silenzio con regolarità può rivelarsi profondamente risanatrice.

Il silenzio non è per forza profondo. Un silenzio può essere leggero, avvolgente, dolce. Ma quando vede la sofferenza non la evita, l’affronta.

Riconoscere la sofferenza, abbracciarla e trasformarla. Questa è un’arte. Dobbiamo riuscire a sorridere alla nostra sofferenza con tranquillità.
Il dolore è inevitabile. È ovunque. Oltre alla nostra sofferenza individuale e collettiva in veste di esseri umani c’è anche la sofferenza nella natura. Eppure, al contempo, naturalmente siamo ancora vivi.

Momenti di straordinario silenzio

Non molto tempo fa ho partecipato ad un bellissimo incontro dal titolo la bellezza delle parole. All’incontro seguivano alcuni workshop, io ho scelto quello di Nicoletta Polla Mattiot dal titolo La lingua del silenzio: percorsi di comunicazione oltre le parole sono stata molto felice della mia scelta.

Ho capito quanto il silenzio possa essere anche un potentissimo strumento di relazione. Ho capito quanta intimità porta il silenzio e, con tatto, quanta condivisione.

Oltre agli appunti che ho preso lì, per scrivere questo post ho usato  dei passaggi del libro Il dono del silenzio.