“CARNE y ARENA” è un’esperienza individuale di sei minuti e mezzo che ripropone un minuscolo frammento del viaggio di un gruppo di rifugiati messicani con un’installazione di realtà virtuale di Alejandro G. Iñárritu. È una proposta della Fondazione Prada che sta costruendo una torre di sette piani dal panorama mozzafiato e l’idea del MoMA in testa. Si prenota online, c’è tempo fino al 15 gennaio, costa una decina di euro, ma ne vale di più e passa la paura del caldo di questi giorni.
Indossi l’oculus e ti trovi accanto a delle persone che provano ad attraversare il confine americano. Li senti piangere, pregare, soffrire. Li vedi rassegnarsi. Ti senti il fiato sul collo dei poliziotti, l’ansia delle voci che cresce, il rumore degli elicotteri sulla pelle. Sei minuti e mezzo per dimenticare il caldo, il telefono, la tua quotidianità. Sei minuti e mezzo per lasciare andare il corpo alle reazioni che vuoi – non puoi metterti a correre però – reazioni date dalle sensazioni tattili – sei a piedi scalzi – uditive e visive. Superato il confine puoi addirittura osservare, da dietro un muro, i tentativi degli altri mentre avanzano.
L’esperienza finisce in un’altra sala con le facce e le storie dei protagonisti (che sono gente vera), da leggere una dopo l’altra, e il cuore pieno di cose nuove.
Io ci sono andata ieri, e poi in serata sono anche andata alla Cripta di San Sepolcro, a Milano, dove si incontravano cardo e decumano, che san Carlo Borromeo definiva l’ombelico della città. Lì dentro ho incontrato un amico che è una vita che vogliamo vederci e poi non ci incrociamo mai, ecco ci siamo incrociati in una cripta. Probabilmente l’estate la passerò in città e l’arte con le sue storie e i suoi incroci, mi salverà dal caldo.
La foto al post – Courtesy 2017 Legendary – l’ho presa dal link all’installazione.
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