Sono andata a fare shopping in un negozio vero che era un po’ che non. Ormai compro quasi tutto online, se sai cosa vuoi è più facile, veloce e pratico. Generalmente in massimo cinque giorni hai i tuoi pacchetti dietro la porta di casa. Minimo sforzo massima resa.
La verità però è che non so più come vestirmi. Ho messo su qualche chilo, ho superato i 40 e sento che il mio guardaroba non mi corrisponde più. Così complice il Natale, ho approfittato del fatto che qualcuno volesse farmi un regalo e sono finita in un outlet.
Stai scherzando?
Vestirmi è complicato, ho tutta una serie di fisse mie che si aggiungono a una serie di fisse di mia madre, fisse che variano dai colori che non indosserei mai, il blu per esempio, a stili che con me non ci azzeccano, la vita alta per esempio, fisse come cheap va bene ma non troppo, a mi piacciono le cose patinate da rivista, ma poi non dicono niente di me. Questo per dire che non vorrei mai essere la mia commessa. “Ti prendo una small?” e la risposta è lo sguardo inceneritore delle false magre da tutta una vita.
Quello che è successo è dopo aver girato un po’ di negozi, con la faccia rassegnata di chi si sente a suo agio solo in pigiama, è stato aver capito che non ero io, o meglio non ero solo io, ma erano anche le commesse che lo stavano facendo male.
Non sono io, sei tu
È bastato dirlo ad alta voce per ritrovarmi in un negozio con un’assistente alla vendita alle spalle che se avessi avuto un budget di spesa illimitato mi avrebbe venduto il negozio intero. Una su tre che erano in negozio che invece hanno continuato a chiacchierare allegre fra loro.
Ci sono un po’ di cose di questa ragazza che mi hanno colpito:
- Ha prima interagito con me e il marito per capire la nostra predisposizione all’acquisto e le interazioni fra noi: il marito quanto ruolo avrebbe avuto nelle mie scelte?
- Ha poi iniziato a portarmi cose a caso di colori e stili diversi per capire i miei gusti e darci dentro
- Ha indagato quanto fossi disposta a fidarmi di lei, aggiungendo per esempio degli accessori agli abiti che avevo scelto io, finendo a propormi dei look interi. E giuro, se in negozio avessero venduto anche delle mutande, avrebbe trovato il modo di abbinare anche quelle al resto
- Mi ha suggerito taglie misure e forme, facendomi capire con garbo cosa mi stesse bene e cosa no
- Ha anche trovato degli elementi in comune tra noi, come l’età, per creare empatia
- È sparita nel momento della scelta vera, lasciandomi il tempo di pensare
- È riapparsa sottolineando che alcune cose non le avrei trovate coi saldi della taglia che mi servivano
È andata che il marito e io avremmo comprato tutto quello che ci ha proposto. È andata che l’abbiamo ringraziata come se quelle cose, quelle che abbiamo comprato, ce le avesse regalate. È andata che mi ha fatto sentire non bene, di più: bella, stilosa e a mio agio.
È andata che le ho chiesto se volesse venire a casa ogni mattina a vestirmi e mi ha risposto che in cambio di uno stipendio sì. È andata che non avevo mai comprato niente di quella marca e ora vorrei tutto di quella marca. Ma più di tutto vorrei lei ogni volta che devo comprare qualcosa che mi deve stare bene.
Qual è la morale?
Il metodo – indaga, analizza, rielabora, proponi – funziona, vale in tutti i settori, anche nella scrittura, non ci sono scorciatoie che tengono, che portano il cliente a fidarsi di noi in relativamente poco tempo e a darci la possibilità di fare cose belle insieme che fanno stare meglio entrambi. Anche col portafoglio un pelo alleggerito. Ma vuoi mettere la felicità di sentirsi a proprio agio anche nello scegliere le parole giuste e non solo i vestiti giusti?
L’importante è trovare, al solito, la persona giusta, quella complice che sa prenderci per mano senza sembrare invadente. Finisce che è sempre una questione d’amore e di quanto vogliamo esporci per davvero.
[Foto credit: pastelpad]
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