Lo scrittore è uno che ha sempre una scusa buona per fare cose nuove. È uno che scrive paragrafi pieni di vita. È uno che racconta i fatti suoi. È un tipo disordinato e ordinato insieme: è disordinato mentre raccoglie gli appunti, è ordinato quando li mette insieme.
Lo scrittore è uno che sa guardarsi dentro e sa perdonare i propri limiti e le proprie debolezze. È anche uno che sa mentire di continuo mentre cerca la verità.
Lo scrittore sa chiedere aiuto e informazioni: quando non sa chiede per arrivare alla corteccia delle cose, che i rami e le foglie li vedono tutti. Sa avere rispetto del mondo che lo circonda e sa tuffarsi e riemergere dalla sofferenza mentre prende appunti. Uno scrittore conosce bene se stesso così bene da saper leggere gli altri.
Lo scrittore sa zittire la voce che lo assilla o almeno sa ignorarla. E quando non ci riesce c’è chi lo fa per lui, da buon amico. Perché uno scrittore ha sempre un buon amico di cui fidarsi, a cui credere, con cui lavorare alla versione migliore di ciò che ha scritto.
Uno scrittore pensa da scrittore. Ascolta da scrittore. Sa che tutto ciò che lo circonda è materia prima. Uno scrittore sa occupare gli spazi con le parole. Parole che s’appunta ovunque. Sa appassionarsi a ciò che scrive alla stessa velocità con cui sa buttare tutto nel cestino, perché non c’era niente da salvare.
Lo scrittore scrive almeno 300 parole al giorno anche se di quelle parole non sa che farsene.
Uno scrittore non ha tempo da perdere, sa che da un momento all’altro potrebbe morire. Scrive per svelare la propria voce e conoscersi meglio.
Lo scrittore non ha paura di sé, del proprio materiale, del tempo che passa o di non piacere. È uno che non ha paura di trovarsi davanti alle proprie ferite. Sa che qualsiasi cosa scriva verrà ricompensato, purché ci abbia messo dentro il cuore.
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