Sono andata alla presentazione del libro di Maria Cristina Lavazza, Radical collaboration. E alla fine di tutto sono tornata a casa con la sensazione che se lo vuoi fare bene il mio mestiere devi assumerti la responsabilità di essere anche un facilitatore.
Traghettare e guidare le persone verso soluzioni ecco cosa fa il facilitatore
Un facilitatore è uno con una sensibilità particolare che annusa le tendenze e gli umori aziendali e ti suggerisce vie da percorrere che magari hai sotto il naso e non vuoi vedere o magari hai sotto il naso e non le vedi.
Non sempre si è pronti per percorrere insieme quelle strade, ma non parlarne nemmeno è una grande mancanza di responsabilità.
Bisogna coinvolgere per far emergere i bisogni
Allora ecco cinque cose che chi si occupa di design di contenuti non può tralasciare:
- abbiamo bisogno di coinvolgere più persone possibili. Sono i punti di vista ad arricchirci anche se il mondo in questo periodo storico cerca di farci credere il contrario
- dobbiamo stare nel momento per allontanare da noi preconcetti e pregiudizi, una sorta di mindfulness aziendale
- serve generare fiducia, quello che facciamo col nostro cliente è un patto di reciproco supporto, quanto ci si può affidare a noi?
- conteniamo cioè facciamo da contenitore ma mettiamo anche dei paletti, conteniamo le idee, le vie, le parole, le emozioni
- impariamo a motivare: se diamo ascolto a tutti, creeremo un forte senso di appartenenza
Progettiamo per le persone, con le persone: intervenendo sulla loro vita quella responsabilità dev’essere condivisa. Tutti noi abbiamo bisogno di coinvolgere, qui @mc_lavazza @UXbcMi
— simona sciancalepore (@lascianca) 3 ottobre 2018
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