C’è che mi sono iscritta a un corso di nuoto e io so nuotare. Ma vorrei capire come nuotare bene, meglio di come so fare. La mia istruttrice si chiama Laura e in due frasi mi ha già fatto innamorare.
- Rallenta è la prima.
- Nuotare è come camminare, ma in acqua. È la seconda.
Vado veloce perché ho paura di affondare che è più o meno la sensazione che smuove le mie giornate, “prima di non farcela accellero”, che non è sempre un bene, ma fuori dall’acqua funziona.
Il fatto che “nuotare sia come camminare, ma in acqua” ha deciso per me che nuoterò tutto l’inverno, e se mi riesce tutti i giorni, anche se non so come sia farlo col freddo. Certo ho più fame di prima, e allora ho tirato fuori una vecchia dieta perché stavo di sicuro sbagliando qualcosa, che non ho più l’età per mangiare ogni due ore.
Questa cosa dello sport che quando lo faccio lo faccio serio, mi ha portato una nuova amica che mi ha suggerito in spogliatoio quali sono gli orari migliori, quelli dove sei da sola in vasca. Ho pensato, ma se ci sono io non sei più sola, poi ho capito che non disturbavo perché se fai sul serio non disturbi.
Alla mia prima lezione, di mezz’ora ho fatto un po’ di cose (incredibile quante cose si imparino in mezz’ora):
- Ho ripreso a fare dorso, che è come andare in bicicletta, a quanto pare, perché non sono affondata.
- Ho scoperto che galleggio, anche se non mi muovo. Ma ho la sensazione che non dovrei esserne contenta.
- Ho imparato che quella cosa che respiri con la bocca ed espiri con il naso vale anche in vasca.
Poi Laura ha scelto due parole per riassumermi che cos’è il nuoto; due verbi. Scivola e allunga. Ho sentito forte la sensazione di allungarmi verso di lei ad abbracciarla. Poi mi pareva brutto perdere di credibilità così, già alla prima lezione.
Scivolare sulle cose e allungarsi in quegli spazi mi sembra all’improvviso l’unico modo che ho di imparare. Oltre a bere dell’acqua involontariamente, come ho fatto.
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