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Scoprirsi anche tra gli imprevisti

Fare cose belle vale nel lavoro, come nella vita privata. Dedicare un po’ del nostro tempo alle persone che ci fanno stare bene, spulciare tra le vetrine gli abbinamenti giusti per noi, organizzare una cena fra amici, sorridere dei nostri difetti, sfogliare una rivista.

Guardarsi in giro, coccolarsi, provare una ricetta nuova, farsi un regalino di tanto in tanto, concentrarsi sulla nostra serie tv preferita, sintonizzarsi sul ritmo del corpo, infilare le mani nella terra per piantare qualcosa che cresca insieme a noi, sono tutte attività che ci rendono più lucidi. Che ci danno la leggerezza di cui abbiamo bisogno per affrontare più serenamente l’imprevisto.

L’imprevisto fa parte del gioco.

Quando non ce li aspettiamo l’imprevisto o il disagio demotivano. Ma se li accettiamo dall’inizio come parte inevitabile del gioco, allora sappiamo ricominciare. In questo modo non perdiamo mai la motivazione. | Pietro Trabucchi, Perseverare è umano

Improvvisare è una cosa che fa paura, ma che va esplorata, sul lavoro come nella vita privata.

L’ambiente (cito) “ci ha abituati ormai all’adorazione delle scorciatoie”. Spingendoci a consolarci per lo più con un: (cito) “il mondo è cattivo e non ci merita”. Il che non ci sposta di un passo dalla nostra area di comfort. Dove stiamo benissimo. Ma vuoi mettere la soddisfazione di fare una cosa che non sai fare?

Fare qualcosa che non sai fare per nulla o che non sai fare bene richiede sforzo, concentrazione, attenzione, faccia tosta. Ma paga. Paga con la sensazione di sentirci capaci. Utili. Bravi. Adeguati.

Facendo leva sul senso di competenza, sul piacere di farcela, possiamo ottenere dalle persone un impegno straordinario. | Pietro Trabucchi, Perseverare è umano

Per questo di tanto in tanto mi sfido. Provo a cucinare una ricetta che mai avrei pensato di fare prima. Vado a correre con l’idea di arrivare più in là di dove sono arrivata la volta prima. Smetto di rimandare una cosa che mi fa paura, la faccio e smette di farmi paura. Accetto un lavoro che è fuori dalla mia confort zone, ma che accidenti posso fare se metto a tacere la vocina che dice di no.

Quando sentiamo il desiderio di metterci alla prova, di testare i nostri limiti e proviamo soddisfazione nel sentirci capaci, stiamo assecondando una profonda spinta biologica. La motivazione, basata sul senso di competenza (o di auto efficacia), è molto più forte e duratura di qualsiasi spinta generata dalla manipolazione o dai rinforzi esterni.| Pietro Trabucchi, Perseverare è umano

Così facendo scopro anche delle cose di me che non sapevo. Come saper fare le polpette di ceci. Quelle di carne non mi vengono, ma di ceci sì e non sono male come alternativa a tavola.

 

 

 

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