In due pomeriggi alla Scuola Forense a Monza per il corso Scrivere per farsi capire e per raccontare (3 ore per due incontri) è uscita la voglia di vivere, la mancanza di una madre, il cambiamento che ci provoca dentro la perdita di qualcuno, la voglia di gridare e quella di perdersi, una leucemia superata, il desiderio di scoprire gli altri, il lato umano della professione, lo scoglio dell’esame di stato, le scelte volute e quelle capitate, i traguardi, le stranezze della gente, il bisogno di raccontare i propri limiti e quello di riderci su.
- C’è chi mi ha detto che un pomeriggio di lavoro sarebbe stato più facile e poi si è spalmato sul foglio.
- C’è chi di raccontarsi non ne aveva proprio voglia, ma di racconti non suoi ne aveva mille.
- Chi s’è preso quelle ore per sé, per lasciare andare le parole e ritrovare l’entusiasmo.
- Chi dalla propria età ci ha tirato fuori un discorso.
- C’è chi man mano ci ha preso gusto e gli è venuta anche voglia di leggersi ad alta voce davanti a tutti.
- Chi avrebbe fatto un monologo con la sua storia, chi un trattato, chi un appunto da lasciare sulla scrivania il giorno dopo.
- Alla fine qualcuno s’è anche convinto di poter cambiare il mondo semplificando le parole e spargendole qui e lì più leggere.
Io ho solo afferrato tutte queste storie e memorizzato fortissimo le facce di tutti i corsisti, mi sento fortunata quando la gente mi racconta i fatti suoi, decide di giocare con me, mi sento che vinciamo tutti. Mi piace la sensazione che mi è rimasta che questo corso sia come un regalo, sei ore lontano dal telefono e dalla routine, dove parlare di sé senza giudizio, dove condividersi con una platea di sconosciuti e vedere cosa ne esce.
Mi piace immaginare che qualcuno abbia fatto amicizia, che altri abbiano preso l’abitudine rivoluzionaria di scrivere di sé cinque minuti al giorno, che altri ancora sospirino ripensandoci, come se gli mancasse il tempo passato insieme.
Mi piace lo spazio e il modo che ci siamo presi per ascoltarci e per scriverne fino a tirare fuori la parte più vera di noi. Infondo scriviamo per informare noi stessi di come stiamo e come ce la stiamo cavando.
E direi fino a qui, tutto bene.
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