Ho letto questa frase, “cose che tanto vale che tu sappia” in una delle strisce di Schulz che apre ogni giorno la newsletter de Il Post. Newsletter che aspetto con la stessa gioia con cui da bambina aspettavo giugno, la fine della scuola, e la tappa in libreria per comprare i libri dell’estate.
La pronuncia la perfida Lucy parlando con Charlie Brown, penso che la riciclerò come frase passepartout, come quando non sai cosa dire e vai di “non ci sono più le mezze stagioni”.
Sta benissimo poi parlando di scrittura. Tanto vale che tu sappia che per imparare a scrivere basta scrivere. Non serve un posto isolato, un tempo specifico, degli strumenti particolari. Tanto vale che tu sappia che per scrivere ci vuole pratica, costanza, ritmo.
Albinati sostiene che lui non ha nessun tic dello scrittore, dice che scrivere a mano è la cosa più semplice e banale, “raffinatissima un cazzo”, un pennarello e un quaderno, l’azione primaria, un gesto fisico, non soltanto una funzione intellettuale. – Dall’intervista di Annalena Benini a Edoardo Albinati su Il Foglio numero 148
Tanto vale che tu sappia che per scrivere far andare l’immaginazione aiuta, ma non basta.
Così questa cosa di Netflix e Anna dai Capelli Rossi mi ha fatto viaggiare nel tempo, quando non c’era ancora nulla che valeva la pena sapere, e tutto era da scoprire e assorbire. Ora c’è che tanto vale che io sappia che per ritornare ai miei 40 anni, ai miei capelli non rossi, alla mia casa che no, non sta tutta sotto una scrivania, basta un telecomando che spegne tutto, tv e immaginazione. E la penna e il quaderno su cui riaccendere la fantasia sta solo a me decidere se impugnarlo come una spada o lasciarlo lì a riempirsi di polvere.
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