Non sono una morning person, non lo sono mai stata, e con buona pace mia e di chi mi conosce non lo sarò mai. Ho provato l’ebrezza di svegliarmi presto e carica solo dopo l’intervento che ho fatto nel 2015, ma credo fosse una specie di effetto post anestesia, ospedale e vattelapesca. Pier non ci credeva e nemmeno io. Quando tutto è tornato alla normalità ci siamo finalmente rilassati. Questa cosa di non essere recettiva al mattino, mi caratterizza e caratterizza ancora di più la mia routine estiva, dove cazzeggiare un attimo ancora nel letto e staccare il cellulare fino a che non sono disposta a parlare è quasi un obbligo.
Meditare
Quindi no, non mi sveglio presto, ma faccio quello che fanno le persone che si svegliano presto. Medito, sto partecipando a una challenge: 40 giorni di una breve meditazione di kundalini yoga, 9 minuti per me. 9 minuti in cui respiro consapevolmente.
È un po’ che ci ho preso gusto con la meditazione, prima della challenge prendevo spunto dalla newsletter di Nicoletta che quasi sempre suggerisce una meditazione da fare.
Te lo dico che prima del caffè bevo acqua calda limone e melassa nera, o preferisci non saperlo? E che spesso resto in pigiama?
Studiare
Sono un po’ arrugginita con l’inglese, e questa cosa non mi piace per niente. Allora ho tirato fuori english is not easy, leggo e ripasso un capitolo o due al giorno, poi ascolto un podcast di un paio di minuti della BBC, the english we speak. Ripeto, ripeto, ripeto, e frigno un po’ pensando che studiare era più facile quando ero più giovane.
Sulla scia di questo pensiero, siccome ho l’ansia di perdere la memoria o di non tenerla allenata, ho deciso di leggere e imparare a memoria una poesia al giorno. È un’impresa molto più difficile di quello che pensavo e da una poesia al giorno è diventata una poesia a settimana.
Un’altra cosa che cerco di fare tutti i giorni è scrivere qualcosa che sia lungo almeno 300 parole: lunghi elenchi, tre pagine, un post, un file di lavoro. Tengo mano e penna in esercizio. Se sono cose che scrivo d’impulso non le rileggo nemmeno. Le scrivo per me, per tenere traccia di me.
Pianificare
Oltre a lavorare faccio due cose:
- stacco il telefono (ciao amici, ciao mamma)
- pianifico
Pianifico, pianifico con l’aplomb di un bradipo sulla spiaggia. Arrivo fino a Natale e torno indietro. Conto entro fine luglio di tirar fuori le date dei corsi, un corso nuovo e pensare tutta la réclame e la strategia che ci va insieme. Pianifico le cose da leggere, le visite mediche da fare, piango sui soldi versati.
Pianifico il mio progettino che non si chiama Giorgione come quello di Mariachiara, ma ha tre nomi per ora e non escludo di inventarne altri, progetto di cui sanno tre persone tra cui il marito. Non che lui volesse. Ma mi ha sposato, quindi gli tocca.
Correre
E si fa sera. Intorno alle 18 faccio merenda. Che piova o ci sia il sole si va a correre. Pochi chilometri all’aria aperta. Qualche esercizio. Uno stretching leggero. Gli amici mi reclamano per l’aperitivo, ma faccio finta di niente. Amo troppo correre per rinunciarci. Amo correre più di quanto ami il prosecco e ho detto tutto.
Dicono che non dovrei correre e lo faccio. Non potrei correre e infilo la ginocchiera, incrociando le dita per tutto il resto schiena, piede, caviglia.
Questo almeno prima di cadere dalla bici e prendermi una distorsione alla caviglia sinistra e diventare tutt’uno col divano. Ora anziché correre mi spalmo l’argilla.
Divanarsi
Doccia, insalata (è due mesi che con la scusa del caldo non cucino) un po’ di frutta e divano chiudono le mie giornate. Guardo una serie tv, faccio due chiacchiere e mi spengo lentamente. Porto il kindle a letto e capita che nemmeno lo apro. Però magari finisce che un libro nuovo su amazon me lo compro. O mi faccio fregare dalle stories.
Intanto si è fatta l’una. Un giorno in meno alle ferie. Al mare.
Lì stacco del tutto. Tu invece che fai?
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