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La mia storia con internet

La mia storia con internet è cominciata lenta.
Come le storie d’amore che ci devi pensare perché non sai se vuoi davvero innamorarti che tanto male da single non si sta.

Era la crisi della carta stampata e il tempo dei blog, quelli dove dentro ci trovavi le persone coi segreti, con l’analista troppo caro e la voglia di alleggerirsi. Io con la carta stampata ci mangiavo, e la sua crisi è diventata un po’ la mia.

La formazione è sempre una buona risposta alla crisi, è ricominciare daccapo ma con un piede sull’acceleratore, che lo so che chi va piano va lontano, ma ho sempre troppa voglia di sapere come va a finire, tanto che dei libri leggo subito il finale.

Allora ho fatto un corso gratuito per i giornalisti, quando ancora la formazione era solo volontaria, e ho capito che oltre a riempirmi casa di carta potevo riempirmi di internet.

Ho aperto un blog depresso su Splinder e ho detto grazie internet quando Splinder è sparito insieme alle mie paturnie. E un blog di me che parlavo di tendenze, poi uno dove raccontavo dei libri che avevo letto. Su Splinder ero lamentosa, su Blogspot divertita. Ho aperto anche un Tumblr ma senza sapere cosa farne. Poi mi sono iscritta a Twitter, e quel primo tweet scritto per noia l’ho cancellato un secondo dopo che degli sconosciuti mi avevano risposto. Chi era quella gente? Che voleva da me?

Cominciai allora a chiedermi cosa volevo io da internet. Un lavoro, amici nuovi, gente diversa da me, notizie fresche, how to, i libri a casa senza muovermi dal divano. Cominciai a usarlo per portare a casa tutto: lavoro, amici, novità, tutorial, ebook.

Ed è così che la mia storia con internet s’è fatta seria, senza averne l’aria. Uno strumento alla volta.

[Immagine Pastelpad]

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