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L’approccio dell’artista nell’esperienza utente

Una delle prime cose che ho imparato, dopo la laurea e il diploma d’attrice è stato come scrivere e realizzare un progetto. Ma facciamoci un po’ di fatti miei. Ho finito l’Università e la scuola di teatro praticamente insieme, era aprile e poi era giugno del 2002. Bella la laurea, ma io volevo fare la teatrante. Cominciai a fare i provini, a presentarmi ai casting, a fare qualche particina. Ma non mi bastava. E così mi iscrissi a un corso per Animatore esperto nella progettazione e realizzazione di eventi destinati alla valorizzazione dei beni culturali.

Dovevamo imparare a valorizzare una sala di un museo, o un oggetto del museo costruendoci intorno uno spettacolo, una pièce, una storia. Per farlo dovevamo definire di che si trattava, per che target, con quali obiettivi, con quali parole chiave, in che luogo.

Per farlo dovevamo essere credibili e concreti. Dovevamo capire quell’oggetto o quella sala così in profondità da presentarla in un’altra forma, con altri colori, ma senza cambiarne la sostanza.

Dovevamo studiare, fare ricerca, approfondire i toni, le sfumature e le caratteristiche di quello spazio o di quell’oggetto. Chiedere, informarci, riassumerlo, farlo nostro. Solo così potevamo raccontarlo agli altri, dargli una nuova vita, accendergli delle luci intorno.

C’erano tre cose che dovevamo sempre tenere presenti nel costruire qualsiasi progetto:

  • il contesto
  • le parole
  • le relazioni

per definirle dovevamo fare ricerca, indagare, fare domande.

C’era un concetto di base che dovevo tenere a mente ed era farsi un’idea delle cose per usarle. È l’approccio dell’artista, quello che l’artista ha con i materiali: deve saper partire da qualsiasi cosa per crearne un’altra. Arrivammo alla conclusione che l’arte non è una rappresentazione, ma un’esperienza e in quanto tale dovevamo chiederci per ogni progetto cosa caratterizzasse l’esperienza che nel nostro caso era legata alle attività culturali ed artistiche. Quali erano gli elementi di cui dovevamo tenere conto?

Dovevamo fare attenzione ai contesti, alle persone, alla loro identità, alle loro radici, alle tappe della loro vita, alle idee, alla percezione delle cose che avevano intorno, dovevamo fare attenzione alle domande che portavano con sé, agli spazi dove volevamo infilarci le risposte.

Dovevamo aprirci al confronto, usare delle parole “sintetiche” per alimentare la consapevolezza dei temi, aprirci alla testa e all’istinto, scegliere quali elementi tenere, ma solo dopo avergli dato un ordine.

Col tempo ho imparato che questo processo di analisi che mette al centro le persone e i loro bisogni, non funziona solo per valorizzare i beni culturali, funziona per valorizzarsi in generale, e funziona coi siti web, quando utente e computer interagiscono e creano un punto di vista nuovo su una cosa che esiste già. Questo approccio di saper partire da qualsiasi cosa per crearne un’altra per dirla alla Rodari, è una cosa seria.

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