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Picasso inventava e non aveva paura del cambiamento

Le statue africane. La scomposizione del corpo in tante forme geometriche. Le forme che si fanno rotonde. Il colore graffiante.

Le donne. Una dopo l’altra. Giovani. Belle. Le donne lo ispirano. Lui le ritrae.

Gli amici. Gli amici lo trascinano. Lui li segue, prende da loro e dai posti dove si fermano.

Smonta e ricostruisce. Dipinge e scolpisce. Unisce i corpi, le bocche, le teste. Cambia, sperimenta coi materiali, le tecniche, i colori. Non ha regole, non gli interessa cosa fanno gli altri, lui esprime quello che sente. Le donne che piangono, i colori che cambiano come le emozioni.

Cubista, classicista, surrealista, pittore, scultore, no, Picasso.

Al massimo un bambino, con una maglia da marinaretto, a righe blu, che gioca, senza pensieri davanti a una carta da parati a fiori.

I pensieri stanno nelle pennellate, una dopo l’altra, sempre diverse.

Ho impiegato una vita intera per imparare a dipingere come un bambino

Picasso inventava restando sempre se stesso, come succede mentre si diventa adulti.

 

Ispirato a http://www.mostrapicassoverona.it/

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