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Scrivere fa bene

Ho partecipato a un workshop di Nicoletta Cinotti dal titolo Meditazione e scrittura: la nostra mente è un poeta. Un percorso fatto di meditazione, movimento, scrittura, lettura e condivisione per dare voce alle parole depositate dentro di noi.

Di Nicoletta mi sono innamorata. Dei suoi modi anche. Delle sue proposte ancora di più, infatti mi sono iscritta alla sua newsletter e ogni mattina dedico qualche minuto a meditare e scrivere. Perché? Perché mi fa bene. L’ho capito subito. Mi alleggerisce le giornate e l’umore.

Il tipo di scrittura che indaga Nicoletta, mi ha ricordato la scrittura espressiva, di cui parlava anche Sheryl Sandberg in Option B, di quel nesso per cui quando trasformiamo in linguaggio sentimenti e pensieri che ci riguardano e che riguardano esperienze traumatiche che abbiamo vissuto, la nostra salute fisica e mentale migliora.
Non lo dico io, lo dicono studi scientifici.

Allora se c’è qualcosa che ti pesa, che ti ancora in un luogo dove non ti piace stare, il mio consiglio è di scrivere il più profondo dei tuoi pensieri e, con onestà, i tuoi sentimenti a riguardo, per qualche giorno per esplorare le tue emozioni.
Può essere un trauma del passato, del presente o qualcosa legato al tuo futuro, puoi infilarci dentro chi vuoi, la tua infanzia, i tuoi genitori, i tuoi amici, chi sei o chi vorresti essere. Quello che devi fare è scriverne, senza freni, senza preoccuparti dell’ortografia, del senso, della punteggiatura o della grammatica.
Scrivine tutti i giorni per cinque minuti o per mezz’ora. E vai avanti almeno per una settimana, ma anche per un mese va bene.
Scrivine a mano, o se ti piace col dito. Hai un’unica regola: lasciati andare. Esprimiti.

Quando mettiamo le emozioni in parole, le cose che ci hanno sconvolto in parole, queste inevitabilmente cambiano. Mettere un’etichetta alle cose che ci accadono fa sì che il nostro atteggiamento nei confronti delle cose cambi.
La parola scritta influenza la prospettiva delle cose e le emozioni stesse.

Quando un individuo tenta di tradurre un’immagine in parole, cambia la memoria dell’immagine. La maggior parte delle esperienze sono come le immagini. Etichettare verbalmente un’emozione può influenzare di per sé l’esperienza emotiva

La scrittura ci costringe a fermarci e a rivalutare le circostanze che ci hanno messo a dura prova. Il semplice atto di scrivere ci impone di riconoscere le emozioni negative per etichettarle. L’etichetta cambia il nostro sguardo. E certe cose che sembravano pesanti finiscono con l’essere più leggere.

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