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Ti fai le domande giuste?

Ti fai le domande giuste o farsi le domande giuste era il titolo di uno speech che ho proposto al Wordcamp di Milano lo scorso novembre, che però non è stato scelto tra gli speech. Avevo già imbastito lo speech perché sono fatta così. E ti voglio dire come iniziava perché mi fa ancora ridere.

Sono stata dieci anni con uno che ho mollato perché non voleva vivere con me, quando praticamente stavamo già vivendo insieme. Solo che non gliel’avevo mai chiesto.

True story. Le domande quelle sbagliate, quelle taciute, quelle non chiare le ho subite tutte sulla mia pellaccia sul lavoro come nella vita. Così m’è presa la fissa di fare le domande giuste.

Passiamo un sacco di tempo a pensare alle risposte. Ma come dice Charlie Brown quando pensi di avere tutte le risposte, la vita ti cambia tutte le domande. Quello che ho scoperto è che questo cambio non è poi così male.

Una delle tante cose che mi piace del mio lavoro è non dare soluzioni, non subito, non precostituite. Se lo facessi sarebbero cose già vecchie ancora prima di scriverle. Una cosa che mi piace del mio lavoro è che imparare a farsi delle domande.

Intanto ai miei clienti ne faccio un sacco. Mi piace fargliele dal vivo. Me ne vengono in mente altre mentre parliamo. Più cose so di loro più posso usare le loro parole, giocarci, raccontarli a modo loro, trovare la strada giusta, insieme. Lo stesso vale coi chatbot.

Un ambiente è il risultato delle domande che gli facciamo. Noi siamo il mondo che disegnano le nostre parole.

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