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Dire sì o dire no: fare piani che tu scriva o no

Ho riassunto qui un po’ di cose che ha scritto Shonda Rhimes nel suo libro L’anno del sì che ho adorato, così come amo le sue serie. Ho pensato a quanti sì ho detto nella mia vita, e mi sono venute in mente le volte che ho accettato dei lavori senza saperli fare (spesso) per poi diventare brava a farli. Mi è tornato in mente quando mi sono sposata, ma prima ancora quando ho deciso che potevo convivere con un altro essere umano senza rendere la sua vita un inferno. Ho detto anche un sacco di no, a situazioni che trascinavo, e dire no mi ha aiutato a capire che non ho paura di tagliare i rami secchi quando serve o di interrompere quelle che sembrano essere abitudini consolidate. Quasi sempre scegliere di dire sì o no dipende dalla capacità che abbiamo di vedere lontano.

Sul lavoro faccio piani di continuo. Come donna anche e come persona di più. Il mio tempo libero lo vivo nel qui e ora, il resto meno, mi piace essere visionaria, guardare un po’ più in là del mio naso, immaginarmi continuamente diversa e uguale.

Dire sì alla scrittura

Scrivere è una costante della mia vita, ma non per questo è una cosa semplice, scontata, banale, Shonda a proposito di chi scrive dice tre cose che devi sapere sia che tu voglia scrivere sia che non: ritmo, perseveranza, immaginazione.

Scrivere accende una vibrazione che in qualche modo ci fa sentire speciali. Per vibrare però serve ritmo e velocità nella scrittura. Nessuno comincia a scrivere pensando di diventare famoso. Shonda dice che chi scrive più probabilmente si prefigge di stare da solo in pigiama, in fondo al ripostiglio, e sognare. Si prefigge di raccontare storie. Si prefigge di creare mondi. 

Io stavo sotto una scrivania, con un topo di stoffa. E ancora adesso quando scrivo sto sotto quella scrivania.

Scrivere è come vivere, va fatto un po’ ogni giorno perché funzioni davvero.

Se vi sedete a scrivere ogni giorno, diventerà sempre più facile accedere a quello spazio creativo che c’è nella vostra mente

Questo significa dire sì alla scrittura.

Diventare la migliore alleata di me stessa

Essere femmina è una faccenda complicata, senza volerlo spesso siamo imprigionate in schemi che nemmeno vediamo, ma che con un pizzico di consapevolezza in più possiamo scardinare.

Possiamo cominciare dicendo sì, consolandoci con un bicchiere mezzo pieno, imparando cose sempre nuove, cazzeggiando senza sensi di colpa, mettendoci in situazioni difficili fidandoci della nostra capacità di tirarcene fuori in piedi e intere, ringraziando tutti per i complimenti. Non voglio generalizzare, ma mentre leggevo ho pensato che accidenti mi ci riconoscevo in pieno in alcuni di quegli schemi.

Quante volte ho detto sì a una cosa che mi terrorizzava. E poi l’ho fatta. E non sono morta?

Quante mi sono sentita in colpa per essermi presa del tempo libero? Anche quando quel tempo libero ha riacceso una piccola scintilla, ha fatto bene alla mia creatività? Quando l’ho considerato essenziale? Quante volte ho preferito far finta di niente piuttosto che parlare, farmi notare, lasciare che il mio cuore battesse all’impazzata,

Che cosa può mai succedere? Sverrete, morirete, vi cagherete sotto? No. (E questa è davvero l’unica lezione che potrà mai servirvi.) Assorbite ciò che vi circonda. Respirate quest’aria pura e rarefatta. Vi sentite vivi. Siete voi stessi. Siete veramente, finalmente, sempre, voi stessi. La libertà si trova al di là del campo di una conversazione difficile. E più difficile è la conversazione, più grande sarà la libertà

Quante ho alzato gli occhi al cielo quando mi sono sentita dire che ero eccezionale?

Decido che, se mi riesce così difficile prendermi il merito per i miei successi, accettare un complimento, non abbassare la testa scegliendo la porta numero 2, allora comincerò a dire SÌ all’accogliere ogni manifestazione di stima, ammirazione e adorazione con un nitido e calmo «Grazie», un sorriso aperto e sicuro e nulla più

E se poi non sono davvero così eccezionale, brinderò alla mia.

Certe volte una donna senza un soldo ha più bisogno di vino rosso

Inventarsi circondate da cose che ci fanno stare bene

Devo tutto al fatto che invento storie: tutto quello che ho fatto, tutto quello che sono, tutto quello che ho. Il mio destino cavalca saldamente in groppa alla mia immaginazione

Se non avessi immaginato delle cose di me, se non ci avessi creduto, il corso di pensieri scritti non esisterebbe, non sarei freelance e non avrei cambiato una virgola di me da quando ho cominciato a lavorare. Improvvisare fa parte della mia natura, così come correre con l’immaginazione, con qualche punto fermo qua e là (che mi fa dormire tranquilla dopo aver deciso se dire sì o no). Ancora una volta uso le parole di Shonda, due frasi, due verità:

  • Al secondo posto ciò che vi fa bene, e al primo ciò che vi fa sentire bene
  • Circondarmi di persone la cui autostima, il cui rispetto per se stesse e i cui valori possano ispirarmi a migliorarmi. Persone che esigano la mia lealtà e la mia sincerità e che io non diventi completamente pazza

E se tutta questa Shonda non vi bastasse c’è una cosa che per me vale come il consiglio della vita, ed è quando non sai che fare

balla

via GIPHY

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