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Cinque cose da copiare che ho capito con Banksy

Ho visto la mostra di Banksy, A visual protest, e la prima cosa che ho imparato è che ho sempre pronunciato il suo nome in modo sbagliato.

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Poi ho imparato che i writer sono come i designer studiano il contesto, il pubblico, il messaggio, lo infilano in un ambiente per dare vita a «impulsi che possano generare reazioni a catena» (cit.). 

Sotto il loro lavoro si cela un’aspettativa di felicità. Migliorie. Unione. Tracciano linee: this is where I draw the line, non per definire confini, ma per indicare percorsi.

Io sono della scuola di Austin Kleon, quella che dice che devi imparare a rubare le idee.

Copia da quelli bravi

Ecco cinque idee da rubare subito a Banksy:

  • Puoi possedere metà della città scrivendoci sopra il tuo nome: sì, usa il tuo nome. L’ha fatto anche Chanel, perché tu no? Io con le mie iniziali ci ho fatto il logo
  • Prima che qualcuno ti noti, continua a fare. Non ce la farai al primo tentativo, ma se insisti… Si dice poco, ma è la pigrizia il nostro peggior nemico
  • Pensa ad una cosa eccessiva o, meglio ancora, coraggiosa e falla. Quella cosa che mi fa dire potevi farla solo tu! Proprio quella cosa che ti faceva più paura di tutte
  • Racconta l’attualità, il tuo vissuto, la tua esperienza, la tua storia, quello in cui credi. Lo dice Michelle Obama che la tua storia è quello che hai, quello che avrai sempre.

Ce lo ricorda anche Ann Lammott:

se non sapete da dove iniziare, ricordatevi che ogni minima cosa che vi è successa è vostra, e raccontatela

Anne Lamott
  • Inventa una parola nuova, un tuo modo di fare, una tua routine, un motto, una tua corrente, il tuo metodo. Banksy non s’è inventato niente, ha “solo” fatto sua una cosa che esisteva già

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