Questa estate sono andata in campeggio. Due settimane in un posto nascosto nel verde, a due passi da una lunghissima spiaggia di sabbia e un mare caldo e trasparente. Senza wifi. Con una caviglia da rimettere in sesto per via di una distorsione.
Prima di allora in campeggio ci sono stata per i miei trent’anni. In un campeggio a due passi da casa. Sul lago. Per un fine settimana. Con la mia BFF. Avevamo i picchetti, una tenda e la chitarra. Non avevamo carta igienica, materassino, cuscino e torce. Ci colse il temporale e il mal di schiena. Fu una delle esperienze più riderecce della mia esistenza.
Ma torniamo alla mia estate. E al campeggio. Rientrare è stata durissima. Forse sono ancora lì e torno giusto per il corso di pensieri scritti del 28 settembre. Non mi sono mai sentita così in pace con la natura. Non eravamo in tenda ma in una mobile home, stavolta avevo portato con me tutto, persino lenticchie, ceci e fagioli.
Però ho scoperto delle cose che mi andava di scrivere qui, sulla
libertà del fare camping
- Puoi uscire in accappatoio in veranda (e salutare tutti gli sconosciuti presenti)
- Non mettere mai il reggiseno
- Fare colazione in pigiama davanti a chiunque
- Scroccare una fetta di salame al vicino di casa che non ti ha mai visto prima
- Fare serata senza muoverti di casa
- Non pensare mai a cosa metterti
- Imparare che la convivenza con formiche e ragni può essere più complicata di quella col marito
- Fare la cacca con la porta di casa aperta, ma la tenda tirata.
Iscriviti alla mia newsletter